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ALESSANDRO NARDONE INTERVISTATO DA TVN
CONSUMARE SENZA MODERAZIONE

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NASCE ITALIAN PEOPLE

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DOVRESTE LEGGERE IL MIO ROMANZO, ECCO PERCHE’.

alessandro-nardone.jpgNel suo “Elogio della Follia”, Erasmo da Rotterdam cita un vecchio detto popolare secondo il quale chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé. Certo, proprio così, anzi vi dirò di più perché sono sicuro che, leggendo questa premessa, molti di voi avranno pensato la stessa cosa ovvero che, in fondo, sia giusto alimentare la nostra autostima riconoscendo, in primis a noi stessi, i meriti che ci siamo conquistati sul campo. Riflessione sacrosanta, che acquista valore se riusciamo a non sconfinare nella boriosità ed in quella supponenza tanto care a certi ambienti radical chic, i cosiddetti salotti buoni, in cui sono ancora convinti che la cultura sia a loro esclusivo appannaggio. Una vera e propria illusione, figlia del retaggio gauchista e del suo snobismo con la puzza sotto il naso del quale, possiamo dirlo, la gente ha ampiamente dimostrato di avere piene le tasche. E non solo. Bene, come avrete facilmente intuito, “Ti odio da morire” non è assolutamente snob e questo sarebbe, già di per se, un buon motivo per acquistarlo. Ma aspettate, prima di correre in libreria finite di leggere ciò che ho da dirvi, ci tengo. Sì, perché il mio romanzo non solo non è snob, ma è fieramente ed orgogliosamente Pop, figlio di una storia fatta di personaggi nei quali ognuno di noi potrebbe tranquillamente riconoscere la sua ex fidanzata, il suo amico del cuore o, perché no, se stesso. E poi, pensateci bene, qual è il sentimento più Pop in assoluto, se non l’amore? Che poi è il concetto fondante di questa storia che, però, ha ben poco di convenzionale. Si tratta di un amore forse anche troppo intenso, per certi aspetti morboso, che finisce con il corrodersi da se, tramutandosi in odio. Una fotografia del nostro tempo, insomma, che ho scattato con la sfrontatezza – e se vogliamo l’incoscienza – di chi ha scritto per il semplice piacere di farlo, sapendo di potersi permettere di dire tutto ciò che voleva, in piena libertà. Pensandoci bene è il classico romanzo che i fantomatici intellettuali snob – radical chic leggeranno di nascosto, stando ben attenti a non farsi vedere da nessuno, dilaniati dall’atroce paura che qualcuno possa sapere che si sono abbassati a leggere un libro di livello così basso, così Pop. Non sia mai!

ALESSANDRO NARDONE PARLA DEL ROMANZO
TI ODIO DA MORIRE, IL MIO ROMANZO

 

tutte le informazioni su www.tiodiodamorire.com

 

SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!

silviogas.jpgC’è grossa crisi. Ahinoi, da cavallo di battaglia di un fortunatissimo personaggio del bravo Corrado Guzzanti, questa frase, nel giro di qualche anno, è diventata la constatazione di un’amara realtà. Quella del nostro tempo. A volerla proprio dire tutta, pare che certi gufi sinistrorsi l’abbiano quasi bramata questa crisi del cavolo, infatti, chi di noi non ricorda i manifesti dei vari menagrami come Ulivo, Rifondazione, Verdi ecc ecc sui quali campeggiavano inquietanti slogan del tipo “Arriverai a fine mese?”. Correva l'anno 2006, eh già, come dimenticarli? Ma, in quanto a gufaggine, la performance migliore fu, di gran lunga, quella degli allora Ds che, capitanati dal vampiresco Fassino, diedero vita ad una campagna di comunicazione che s’intitolava “La famiglia Spera”, pubblicità che, per il bene della nostra stabilità mentale, abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere dal novero dei nostri ricordi. In questo caso val la pena perdere un altro minuto per rinfrescarci la memoria, si, perché la geniale trovata nosferatu-fassiniana consisteva nel raffigurare la “famiglia tipo” italiana, con fattezze talmente lugubri che, in confronto, la Famiglia Addams sembrava quella di Willy il Principe di Bel Air. Chiusa la premessa (semi)scherzosa, vengo al nocciolo della questione, ovvero alle proposte per tamponare la crisi che sono circolate negli ultimi giorni. Franceschini, segretario pro tempore del Pd, si batte per l'assegno di disoccupazione, proposta che, di primo acchito, potrebbe anche apparire sensata ma che, oltre ad essere irrealizzabile, dietro di se nasconde insidie con un peso specifico ben maggiore del titanico costo di realizzazione. Infatti, come ha spiegato ieri Berlusconi, per certi imprenditori l’assegno diventerebbe una sorta d’incentivo a licenziare, per poi continuare a pagare in nero i loro lavoratori e, se questa fosse la piega, non è difficile immaginare le conseguenze. Certo, il Cavaliere ancora una volta c’ha visto giusto ma, come sensata controproposta alle veltronate di Franceschini e, soprattutto, alle esigenze di molti, moltissimi italiani, potrebbe portare avanti un progetto che, a mio avviso, pomperebbe parecchio combustibile nel serbatoio della nostra economia: la detassazione totale, per un periodo di 24 mesi, delle nuove assunzioni. Ci pensi Presidente, con una proposta del genere per l’ennesima volta spariglierebbe le carte, dimostrerebbe grande coraggio e darebbe alle aziende italiane quell’iniezione di fiducia di cui hanno stramaledettamente bisogno, inferendo un colpo potentissimo tanto alla disoccupazione quanto al precariato. Qualcuno potrebbe obbiettare sbandierando il fatto che la detassazione costituirebbe un mancato introito per le casse dello Stato, certo, ma solo nel medio periodo, infatti, tra due anni, quando, come tutti ci auguriamo, la crisi sarà ormai alle spalle, quelle assunzioni daranno i loro frutti, anche in termini di entrate. E poi, diciamocela tutta, sarebbe una risposta perfettamente in linea con il sacrosanto atteggiamento tenuto sin’ora da lei e da tutto il suo Governo che, a differenza dei gufi e delle cornacchie spelacchiate che stanno dall’altra parte, dispensa ottimismo per il presente e speranza per il futuro. In estrema sintesi, il messaggio potrebbe essere letto in questo modo: Speranza contro Rassegnazione, Occupazione contro Disoccupazione, Vittoria contro Sconfitta… insomma, caro Presidente, faccia l’ennesimo sforzo per riaccendere la speranza nel nostro amato Paese, soprattutto quella di noi giovani, che non vediamo l’ora di avere una possibilità concreta per metterci in gioco e dimostrare il nostro valore, per poter essere indipendenti, affermandoci nella società in cui viviamo. Dandoci la possibilità di ambire ad una nuova occupazione e non, come dice Franceschini, ad una nuova disoccupazione. 

ECCO PERCHE' PUBBLICO IL MIO TESTAMENTO BIOLOGICO

Ho riflettuto molto negli ultimi giorni, in merito al caso della povera Eluana Englaro e, pur sforzandomi, non risco ad avere certezze. Mi limito a dire che, a questo punto, andrebbe rispettata la decisione del padre per il quale, sono certo, si tratti una situazione straziante. Una situazione dalla quale emerge l'assoluta necessità di un intervento del Parlamento in merito alla questione del Testamento Biologico. Per questo ho deciso di scrivere e pubblicare il mio, per dare il mio piccolo, piccolissimo contributo ad una causa che le Istituzioni devono affrontare, una vola per tutte. 

Premesso che:

Credo nel valore inalienabile della vita e nella strenua difesa di essa, in nome di Dio, della mia famiglia, delle persone che amo e della comunità in cui vivo. Credo nella fede e nella speranza, nella forza che sappiamo trarne nelle situazioni più difficili, anche quelle apparentemente insormontabili. Credo, altresì, nel sacrificio, sia pur estremo, affinchè le persone a me care non siano costrette a rinunciare, di fatto, al loro vivere quotidiano per accudirmi ed affinchè, persone effettivamente bisognose, abbiano la possibilità di riprendersi la loro vita.

Io, sottoscritto, Alessandro Nardone, nato a Cassino (FR) il 3 maggio 1976 e residente a Como, nel pieno delle mie facoltà mentali ed in totale libertà di scelta, dispongo che, in caso di lesione cerebrale invalidante ed irreversibile, ogni trattamento terapeutico o di sostegno (compresa l'alimentazione) dovrà cessare entro e non oltre il termine perentorio costituito dalla ventiquattresima settimana a partire dall'inizio delle cure. Autorizzo, inoltre, la donazione dei miei organi per trapianti.


In fede.

Alessandro NARDONE
80.000 PER CHIEDERE GIUSTIZIA, ECCO LE PROPOSTE AL GOVERNO

rape.bmpC’era da immaginarselo, dopo appena tre giorni il gip Cecilia Angrisani ha concesso gli arresti domiciliari a Mugurel Goia e Ionut Barbu, i due romeni accusati di favoreggiamento dei loro quattro connazionali. A quanto pare, la dottoressa Angrisani, motiverà la sua decisione affermando che i due criminali in questione risultano ancora incensurati e che, quindi, sempre stando alla sua teoria, otterranno la sospensione condizionale della pena. Dire che avevamo ragione sarebbe troppo facile di fronte ad una decisione del genere e, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei nostri interessi e poi, diciamocelo francamente, visti gl’innumerevoli precedenti non era certo necessario essere Nostradamus per prevedere una decisione tanto aberrante. Purtroppo. Decisione che, guarda caso, è arrivata dopo la denuncia dei radicali Rita Bernardini e Marco D’Elia sulle presunte percosse che, i criminali in questione, avrebbero subito in carcere, e contestualmente all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Certo, saranno delle casualità ma, in quanto tali, ci sarà quantomeno concesso di prendere atto di quanto beffardo sia stato il destino.

Nel giro di quattro giorni siamo diventati 60.000, un numero che fa impressione per quanto è grande. Sì, perché 60.000 persone riempiono una piazza od uno stadio, sono gli abitanti di una città medio-grande, insomma, è un numero che non passa inosservato, che non si può ignorare. Proprio come non si può ignorare ciò che, ahinoi, ci ha uniti, in questo gruppo: la percezione che, nel nostro Paese, la giustizia non funzioni come dovrebbe, e la scarcerazione di quei due criminali infami ne è la triste dimostrazione.

Per questo continueremo, per quanto a noi possibile, a far sentire la nostra voce per chiedere:

- al Governo ed al Presidente Berlusconi d’impegnarsi ad inasprire, nel quadro della riforma della giustizia, le pene previste per il reato di violenza sessuale dall’art. 609 bis del codice penale

- al Ministro Alfano di valutare seriamente l’ipotesi d’inviare degli ispettori per verificare l’effettiva legittimità della decisione assunta dal gip Angrisani e per garantire che il processo si possa svolgere in piena serenità di giudizio

- al Ministro Maroni, affinchè valuti tutte le misure per arginare un fenomeno, quello dello stupro, che ha oggettivamente superato ogni livello di guardia

- ai Ministri Meloni e Carfagna, perché valuti tutte le misure per garantire la necessaria assistenza, da parte dello Stato, alle vittime di questo infame reato

- ai Ministri Frattini e La Russa, perché possano prendere precisi accordi con i paesi d’origine di questi criminali - in molti casi la Romania – affinchè scontino la pena non in Italia, ma nelle patrie galere

- ai Presidenti delle Camere, Fini e Schifani, ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, di maggioranza ed opposizione, affinchè lavorino in un clima di massima e reciproca collaborazione al fine di ottenere, nei tempi più brevi possibili, tutte le misure necessarie ad affrontare e sconfiggere questa terribile piaga

Noi, anche a seguito dello stupro di gruppo avvenuto ieri in provincia di Cosenza, continueremo a mantenere alta l’attenzione nei confronti di un crimine, quello dello stupro, sul quale non si dovranno spegnere i riflettori. Almeno finchè non saranno adottate le misure necessarie per combatterlo, almeno finchè alle vittime non sarà garantita la massima assistenza, almeno finchè non sarà fatta giustizia.

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AZZURRI CANTINO L’INNO ESIBENDO LA SCRITTA “ESTRADATE BATTISTI”

battisti.bmpItalia - Brasile. La sfida delle sfide: sul tappeto verde di Wembley scenderanno un numero indefinito di campioni strapagati, nove titoli mondiali e, chi l’avrebbe mai detto, una crisi internazionale tra i due paesi. L’oggetto del contendere? Lo conosciamo tutti, ha un nome ed un cognome: Cesare Battisti, vile assassino i cui crimini, messi l’uno in fila all’altro, basterebbero a tracciare l’intero perimetro di un campo… da calcio, appunto. Oggettivamente una brutta persona, la cui strafottenza è, ahinoi, supportata dal protezionismo di Lula e del governo verdeoro. Infatti, sotto il sole di San Paolo, Battisti si fa intervistare e ci da bellamente dei mafiosi ed il prode Genro, Ministro dell’inGiustizia ci dice che “siamo fermi agli anni 70″ mentre nelle ultime ore, a casa nostra, si è aperto un dibattito sull’opportunità di non giocare, in segno di protesta, la sfida di Wembley. Istintivamente mi sono sentito subito d’accordo con il boicottaggio ma, riflettendoci, penso che una valida alternativa potrebbe essere quella di far cantare, ai nostri Campioni, l’Inno di Mameli brandendo uno striscione che riporti la scritta “ESTRADATE BATTISTI”. Sono convinto che un gesto di tale portata darebbe, alla nostra causa, una visibilità forse ancor maggiore rispetto al boicottagio stesso. In ogni caso, ritengo che ogni iniziativa sia buona, purchè serva a convincere Lula ed il suo governo a fare ciò che è giusto fare, ovvero, rimandarci Battisti affinchè trascorra il resto dei suoi giorni non sotto il caldo sole carioca, ma dietro le sbarre di una galera italiana.

CUORE E PASSIONE

akiross.jpgCambiano i tempi, cambiano i generali, cambiano le missioni. In un Paese in cui molti preferiscono “lasciar perdere se non si ha un tornaconto”, in cui si tende a cavalcare la tigre solo per sfruttarne il riflesso mediatico, salvo poi abbandonarla non appena il clamore si affievolisce, in cui i giovani sono considerati “bamboccioni” e di un ricambio generazionale guai a chi solo prova a nominarlo… beh, credo che un Paese cosi’ abbia terribilmente bisogno di gente pronta a lottare, a tutti i livelli, di gente realmente convinta delle proprie idee, insomma, di gente che “ci crede”, per davvero. E, per come la vedo io, questo è un Paese che ha bisogno di una destra che torni finalmente ad essere tale, senza timori riverenziali, senza quella paura della propria ombra che, via via, l’ha snaturata e annacquata, una destra che abbia il coraggio di dettare l’agenda politica con temi che ha marchiati a fuoco nel suo dna e che nell’ultimo decennio si è fatta scippare proprio dagli alleati. Qualche esempio? La Repubblica Presidenziale, cavallo di battaglia di Almirante e del suo Msi, che fine ha fatto? Senza dover andare oltreoceano, l’esempio migliore di Presidenzialismo è sicuramente quello francese, quello che ha consentito ad un uomo di destra (Sarkozy) e ad una donna di sinistra (la Royal) di contendersi l’Eliseo senza essere costretti a fare alleanze strambe ma, chissà perché, il “doppio turno alla francese” per la destra nostrana è da sempre tabu’. Altro argomento su cui, quando si chiacchera sono tutti d’accordo ma che “guai a parlarne in pubblico” è la riapertura delle cosiddette “case chiuse”. E’ di qualche settimana fa un sondaggio del Tg5, al quale il 98% degli intervistati si è detto favorevole alla loro riapertura! Ma perché nessun politico ne parla? Eppure sarebbe l’unica soluzione logica ad un problema altrimenti irrisolvibile ma… “in Italia abbiamo il Vaticano, non si puo’ fare”, dicono. Parliamo d’immigrazione, un problema assai delicato e quanto mai d’attualità, che richiede, da una parte, leggi chiare che siano in grado di fornire strumenti concreti alle Forze dell’Ordine e, dall’altra, una politica per l’integrazione che preveda paletti ben definiti. A questo proposito trovo assai interessante la proposta di Magdi Allam per l’istituzione di un ministero ad hoc che, se ben guidato, consentirebbe l’avvio di un’azione politica in grado di fare terra bruciata attorno ai fondamentalisti. Come vedete i temi sono tali e tanti che sarebbe riduttivo e semplicistico affrontarli cosi’, per sommi capi, cio’ che è necessario fare oggi è rimettere in moto il motore della discussione e della militanza, che per troppo tempo è stato tenuto spento. Dobbiamo, quindi, uscire dal torpore e tornare nelle piazze al fianco della gente e riconquistarne la fiducia, dobbiamo tornare nelle federazioni a discutere di politica e non di poltrone o di massimi sistemi, dobbiamo tornare a metterci cuore e passione, come solo noi siamo capaci di fare perché la nostra è una storia, una tradizione, fatta soprattutto di questo, di cuore e passione. Torniamo ad essere orgogliosi e fieri di noi stessi e di cio’ che rappresentiamo, torniamo ad avere quell’entusiasmo che è stato in grado di contagiare milioni e milioni d’italiani, torniamo a combattere per le nostre idee, per la nostra gente, per la nostra Patria. Personalmente ho capito molte cose dalla mia sconfitta alle scorse elezioni comunali: un’esperienza che, seppur negativa, mi ha insegnato tantissimo e dalla quale, con molta umiltà e con altrettanto entusiasmo, ho intenzione di ripartire per dare il mio modesto contributo al dibattito interno al nostro Partito. Per questo, d’ora in poi, usero’ il mio sito internet, per dire la mia e dare spazio a chiunque voglia contribuire in maniera costruttiva ad alimentare un dibattito cosi’ importante ed affascinante.

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